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Descrizione delle collezioni




Aspetti generali: la sedimentazione dei fondi speciali nel patrimonio della Biblioteca

Statuti dell'Arte dei Sagomadori da olio di Venezia \ Manoscritto del secolo XV

La Biblioteca del Senato ha riservato fin dai primi decenni di attività (è stata fondata nel 1848), e in maggior misura dopo l'unificazione politica della penisola, un interesse particolare all'acquisizione - retrospettiva e corrente - di opere di carattere storico, in particolare relative alla storia locale italiana.

Questo indirizzo culturale, perseguito attraverso una coerente politica di acquisizioni e supportato da alcuni significativi lasciti e doni, di cui la Biblioteca è stata beneficiaria per volontà di senatori e istituti culturali, l'ha portata a definire una propria identità culturale del tutto peculiare, con la sedimentazione di un patrimonio bibliografico e documentario di sicuro pregio bibliologico così come di intrinseco valore storiografico.

Mentre il primo corpo di testi relativo alla storia locale italiana consolidava il proprio peso nell'ambito della fisionomia della Biblioteca, si inaugurava, in quegli stessi anni, un secondo fronte di specializzazione che avrebbe poi fortemente caratterizzato la Biblioteca nei decenni a venire fino ad oggi. Infatti, in seguito all'impulso dato dall'acquisto, nel 1870, della collezione statutaria dell'avvocato trevigiano Francesco Ferro, nasceva il fondo della Raccolta degli statuti comunali e corporativi medievali (la più preziosa fra le raccolte della Biblioteca del Senato), che ha orientato la politica delle accessioni verso il settore delle edizioni di fonti e documenti per la storia giuridica e politica italiana preunitaria, tuttora centrale nell'ambito delle acquisizioni annuali della Biblioteca.

In quello stesso giro d'anni confluirono in Biblioteca i primi testi legislativi prodotti dagli Stati italiani preunitari dell'età moderna (un catalogo relativo al posseduto della Biblioteca nel 1864 ne enumera settantuno), anche come funzionale contributo di documentazione e studio al processo di unificazione legislativa del Regno. Su questa base si è costituito il fondo delle Leggi degli Antichi Stati Italiani, di importanza storico-giuridica non minore di quella riconosciuta al fondo statutario, con il quale, del resto, la difficoltà di operare distinzioni se non su base cronologico-istituzionale ha comportato interferenze e sovrapposizioni non irrilevanti.

Nei primi anni del Novecento la Biblioteca beneficiò del dono del fondo Marinuzzi, che integra, pur senza escludere eventuali sovrapposizioni, le due raccolte di fonti normative statutaria e statale cui si è fatto cenno. Nel 1911, infatti, il neoeletto senatore Antonio Marinuzzi, avvocato e studioso di storia del diritto, fece dono al Senato della propria collezione di testi di antico diritto siciliano, redigendone lui stesso un analitico catalogo a stampa.

Al 1914 risale l'origine del fondo D'Ancona, lascito testamentario di Alessandro d'Ancona, filologo, professore di letteratura italiana, tra i fondatori della Scuola storica, poi senatore del Regno, che estrapolò dalla propria collezione libraria quei testi di carattere storico (in particolare relativi alla storia del Risorgimento) per i quali intuiva una sicura valorizzazione nella Biblioteca del Senato, ormai connotata per l'attenzione riservata alle discipline storiche nella costruzione delle proprie raccolte.

Meno integrato nel contesto bibliografico della Biblioteca, ma tuttavia ad essa non estraneo in virtù della pluralità dei filoni culturali che, pur senza un taglio specialistico, vi sono stati coltivati nel tempo, è il lascito che nel 1934 ha dato origine al fondo Chiappelli, specchio fedele degli interessi di filosofo e storico delle religioni del senatore Alessandro Chiappelli.

Nel 1951 il Senato ormai repubblicano predisponeva l'acquisto delle opere raccolte da due illustri personaggi della cultura dalmata, Antonio Cippico (1877-1935) e Arnolfo Bacotich (1875-1940), vendute alla Biblioteca sotto gli auspici dell'Associazione Nazionale Dalmata, che volle dare un'adeguata sistemazione a un patrimonio librario e documentario raro per complessità e ricchezza.

Nel quadro del patrimonio bibliografico della Biblioteca il fondo dalmata Cippico-Bacotich assumeva una valenza particolare, venendo ad integrare, in relazione alla storia politica, religiosa e letteraria delle terre dalmate, la raccolta di opere di storia locale italiana, il cui rilievo all'interno della fisionomia culturale della Biblioteca era ormai del tutto consolidato. In seguito all'acquisizione della raccolta, si è proseguito nell'acquisto di opere relative alla storia di Istria e Dalmazia, dando vita ad un fondo dalmata tuttora aperto, costituito da un nucleo riconoscibile intitolato ai due studiosi dalmati e da testi ulteriori che ne arricchiscono e integrano i contenuti.

Infine, vanno annoverati i tre fondi speciali di più recente creazione nel quadro del patrimonio della Biblioteca: il fondo Vassalli, costituito dalla raccolta organica di opere di diritto comune e canonico edite nei secoli XVI-XIX, appartenuta a Filippo Vassalli, generosamente donata alla Biblioteca dal figlio Giuliano nel 2000; il fondo di diritto comune la cui formazione è strettamente legata, nell'ispirazione, alla formazione del fondo Vassalli, e il fondo Ennio Cortese acquisito nel 2004 e attualmente in corso di catalogazione.

Il quadro del materiale antico, raro o di pregio posseduto dalla Biblioteca va completato con un cenno ad alcuni fondi, eterogenei per contenuto e provenienza, accorpati in ragione della preziosità o rarità del materiale in essi collocato. Si tratta di: un fondo di manoscritti, costituito da 227 pezzi, di cui è in corso di redazione un catalogo; un fondo di circa 30 incunaboli; un fondo di carte autografe di mano di significativi personaggi della vita politica e culturale italiana tra tardo Ottocento e primo Novecento. Materiale antico e di pregio si trova anche nella sezione delle miscellanee e nel fondo generale della Biblioteca: per esso si prevede un'opera di recupero e di ricollocazione.

Dalla fine degli anni '30 del Novecento la Biblioteca del Senato ha affiancato ai compiti di incremento e conservazione dei propri fondi speciali e di pregio, quello di promuovere la conoscenza e l'accesso al proprio prezioso patrimonio da parte degli studiosi e, progressivamente, del pubblico generale.

La valorizzazione dei fondi speciali, perseguita costantemente attraverso strumenti tradizionali, come la pubblicazione di cataloghi e bibliografie speciali, ha fatto leva, dalla metà degli anni '90, anche sulle opportunità legate all'utilizzo delle nuove tecnologie, della rete, del digitale. Al 1996 risale la creazione del data base bibliografico Il Comune e la storia, relativo al posseduto della Biblioteca (monografie e spoglio di periodici) in materia statutaria, di storia istituzionale e più in generale di storia locale. Negli stessi anni è nata la casella di posta elettronica storialocale@senato.it, uno sportello informativo specializzato sulle fonti e le raccolte di interesse localistico della Biblioteca, e sui relativi ambiti disciplinari. A partire dal 2000, infine, la Biblioteca ha dato luogo a diversi progetti di digitalizzazione dei propri fondi antichi più significativi (Statuti, Storia locale), curando la ricercabilità integrata delle banche dati che ne sono derivate, e sta infine, negli ultimi anni, avviando una politica di partecipazione a reti e iniziative collettive, non solo italiane, per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale.




Il fondo antico di storia locale

Giunio Carbone, 'Compendio della storia ligure dall'origine fino al 1814...' Genova 1836-1837. Costumi.

La vocazione localistica che ha connotato la Biblioteca fin dal momento della sua costituzione e la successiva politica di acquisizioni di cui si ricordano, per organicità e quantità, le accessioni risalenti alla direzione di Antonio Martini (1881-1904), di Fortunato Pintor (1904-1929) e di Corrado Chelazzi (1929-1941), hanno dato vita ad una raccolta unica e di grande pregio, tanto sul piano bibliografico quanto su quello bibliologico, in particolare per quanto riguarda le edizioni dall'inizio del Cinquecento alla fine dell'Ottocento. Su questa base si è voluto costituire uno specifico fondo autonomo che consta di circa 1.200 volumi caratterizzati da particolare pregio tipografico, ricco apparato iconografico e notevole valore documentario come fonti storiche.

Il fondo antico di storia locale italiana ha un proprio catalogo speciale, in formato elettronico che comprende oltre alla descrizione delle edizioni, la riproduzione dei frontespizi e una scelta di 12.000 immagini tratte dal ricco apparato iconografico che caratterizza gran parte del materiale di cui il fondo è costituito.

Il data-base è fruibile autonomamente, con diverse chiavi di ricerca (per autore/curatore, località, data di edizione, soggetto dell'immagine), o attraverso il motore di ricerca collettivo del progetto La storia dei Comuni italiani nella Biblioteca del Senato, che permette un recupero integrato dell'informazione relativa alle fonti per la storia del diritto italiano ed alla storia locale preunitaria.

A completamento e supporto del fondo antico di storia locale, e in stretta connessione anche con la raccolta degli statuti, la Biblioteca acquisisce correntemente monografie dedicate alla storia locale italiana, e spoglia gli articoli pubblicati dai periodici di argomento localistico posseduti, tentando di garantire il maggior grado possibile di "copertura" bibliografica nei confronti di un ambito disciplinare verso il quale l'interesse storiografico negli ultimi decenni si è significativamente accresciuto e per il quale la Biblioteca vuole porsi come punto di riferimento e luogo privilegiato di conservazione e di studio.

Le schede di spoglio, così come quelle relative alle monografie acquisite di contenuto localistico, vanno a costituire una banca dati bibliografica corente Il comune e la storia che raccoglie dal 1996 le segnalazioni bibliografiche di tutto ciò che la Biblioteca acquisisce in materia statutaria, di storia istituzionale e più in generale di storia locale. La banca dati, consultabile autonomamente o attraverso lo stesso motore di ricerca collettivo del progetto La storia dei Comuni italiani nella Biblioteca del Senato, è organizzata per aree regionali e per tipologia di pubblicazione e offre diverse modalità di interrogazione, per località, regione, autore, curatore e titolo.

Sulla storia locale, infine, la Biblioteca fornisce, attraverso la casella di posta elettronica storialocale@senato.it, un servizio specializzato di informazioni bibliografiche (Scrivi alla Biblioteca del Senato per conoscere la storia del tuo paese, della tua città) ad integrare le informazioni reperibili autonomamente attraverso gli strumenti catalografici e le banche dati messe a disposizione dei cittadini sul sito web.




Raccolta degli statuti


1. Peculiarità della raccolta

'Statuto di Bologna del 1476' - Anteprima della foto

La Biblioteca del Senato possiede la più importante raccolta, sul piano nazionale e internazionale di statuti italiani dei Comuni e delle corporazioni dal tardo medioevo alla fine del XVIII secolo. La sua importanza è riconosciuta tanto sul piano qualitativo, storico-testuale e bibliologico, che sul piano quantitativo.

L'intitolazione completa del fondo statutario, Raccolta di statuti, consuetudini, leggi, decreti, ordini e privilegi dei Comuni, delle associazioni e degli enti locali italiani dal medioevo alla fine del secolo XVIII, lascia intendere come il termine statuti vada inteso, in relazione a questa raccolta, in senso piuttosto ampio: come un insieme di testi che, sia per la loro propria natura, sia per quella dell'eterogeneità dei soggetti da cui promanano, non appartengono solo a quell'antico ius statuendi che fu regola di determinati rapporti sociali, in sostituzione del diritto comune dell'Impero, della Chiesa e anche dei singoli Stati.

La raccolta non comprende, infatti, solamente statuti stricto sensu (comunali, signorili, urbani, rurali, marittimi, di castellanie, di leghe, di corporazioni, di società, di partiti, di consorterie, di confraternite, di enti, di istituzioni, di accademie ed istituti di cultura, di opere pie, di consorzi economici, di monti di pietà e di credito, di monasteri), ma anche testi giuridici che sono generalmente ritenuti costitutivi del diritto statutario (come consuetudini, brevi, privilegi, franchigie e promissioni) o che hanno comunque una sostanza statutaria (bandi, convenzioni, patti), nonché atti di natura indubbiamente diversa, che hanno tuttavia un'importanza storica locale non trascurabile e sono comunque necessariamente legati alla legislazione statutaria del luogo.

2. Storia della costituzione della raccolta

Pagina con annotazioni

Il primo nucleo del fondo si è costituito in seguito all'acquisto, nel luglio del 1870, della collezione di 644 statuti dell'avvocato trevigiano Francesco Ferro. Da allora la Biblioteca ha iniziato un percorso di accrescimento della propria raccolta statutaria attraverso il ricorso al mercato librario e l'acquisto di collezioni private. Particolarmente preziose per la loro consistenza numerica, oltre che per l'importanza dei singoli pezzi, furono, dopo l'acquisizione della raccolta Ferro, le acquisizioni nel 1892 della raccolta Rossi - 378 testi riguardanti l'intero territorio nazionale - e, nel 1904, di un centinaio di statuti provenienti dalla libreria Hoepli. Nel 1925, 844 statuti di località italiane, che costituivano un fondo speciale presso la Biblioteca della Corte Suprema di Giustizia di Vienna, furono recuperati dal senatore Salata. Nel 1935 il Presidente del Senato Luigi Federzoni recuperò la collezione di 350 statuti di area emiliano-romagnola, fra i più importanti dell'attuale raccolta per antichità e bellezza, appartenuti al defunto senatore Malvezzi. Nel 1936 il Ministero dell'Interno ordinò il deposito perpetuo presso la Biblioteca del Senato di alcuni statuti dei comuni della provincia romana. Quando dunque, nel 1943, si giunse alla pubblicazione, ad opera di Corrado Chelazzi, del primo volume del Catalogo della raccolta di statuti, consuetudini, leggi, decreti, ordini e privilegi dei comuni, delle associazioni e degli enti locali italiani dal Medioevo alla fine del XVIII secolo, il fondo aveva una consistenza di 633 manoscritti, 38 incunaboli e 2.642 edizioni a stampa dei secoli XVI-XX.

Da allora la ricerca sistematica sul mercato antiquario, e la generosità di alcuni doni, hanno permesso di raggiungere l'attuale consistenza di 779 manoscritti dei secoli XIII-XIX, 40 incunaboli e 3.746 edizioni a stampa comprese tra il XVI e il XX secolo (collocati rispettivamente come Statuti Mss., Statuti Inc., Statuti); la raccolta comprende molti originali e le principali edizioni a stampa. Occorre aggiungere a questi i testi statutari pubblicati all'interno di periodici e di collane o in appendice a opere di storia locale, collocati nel fondo generale della Biblioteca ma accessibili attraverso diversi strumenti di corredo e consultazione.

3. Strumenti di ricerca

Principale chiave di accesso alla raccolta è il catalogo a stampa, cui si è già fatto cenno, composto da otto volumi pubblicati tra il 1943 e il 1999 e relativi alle località A-U. Il nono e ultimo (V-Z) è in lavorazione.

Recentemente digitalizzato, il Catalogo è attualmente consultabile anche on line in formato pdf, così come i suoi aggiornamenti, che comprendono le segnalazioni bibliografiche di quanto acquisito dalla Biblioteca successivamente alla uscita dei singoli volumi cartacei. Le due banche dati sono affiancate da un archivio creato attraverso la digitalizzazione del testo integrale di 150 statuti scelti tra i più importanti e significativi della raccolta (Statuti).

I tre data-base sono dunque fruibili autonomamente e attraverso il motore di ricerca collettivo del progetto La storia dei Comuni italiani nella Biblioteca del Senato che permette un recupero integrato dell'informazione relativa alle fonti per la storia del diritto italiano e, come si è detto nella sezione dedicata al fondo antico di storia locale, alla storia locale italiana preunitaria.

A completamento di questo complesso sistema di informazione al pubblico sul tema statutario, vanno ricordati la banca dati Il Comune e la storia e lo sportello informativo storialocale@senato.it (Scrivi alla Biblioteca del Senato per conoscere la storia del tuo paese, della tua città), già citati a proposito del fondo antico di storia locale.


Leggi degli Antichi Stati Italiani (L.A.S.)

Sala Leggi Antichi StatiIl fondo L.A.S. raccoglie non solo il materiale legislativo prodotto in Italia, anteriormente all'unificazione ottocentesca, da parte delle entità governative di matrice rivoluzionario-napoleonica e dei sette Stati preunitari usciti dalla spartizione viennese ma anche, risalendo indietro nel tempo, i testi generati dall'attività degli Stati che fiorirono nei confini del territorio italiano quali si sono configurati nel corso dell'Età moderna. Il fondo è costituito pressoché esclusivamente da edizioni a stampa dei secoli XVI-XX in lingua italiana, con qualche eccezione a favore del latino e del francese.

Dopo l'acquisizione dei primi volumi a cavallo della metà del secolo XIX (primo dato certo sulla consistenza del fondo è quello fornito dal catalogo del 1864 che enumera 71 legislativi), l'incremento della raccolta è proseguito secondo una linea non sempre consapevole e intenzionale, sì da determinare la collocazione di molti testi legislativi prodotti dagli Stati italiani dell'età moderna non in una raccolta specifica bensì nel fondo generale, dai quali furono recuperati nel 1934 e definitivamente collocati nel fondo L.A.S., che comprendeva allora 395 testi per 1544 volumi. L'incremento successivo è avvenuto attraverso sporadici acquisti sul mercato antiquario e con ulteriori recuperi dai depositi generali della Biblioteca.

Le vicende della raccolta sono caratterizzate fin dall'origine da una certa commistione col fondo degli statuti; la separazione tra i due fondi - operata su base cronologico-istituzionale, distinguendo le fonti del diritto di età autonomistica da quelle prodotte da organismi giuridici avviati ad assumere le caratteristiche dello Stato moderno - è non di rado incerta. Le sovrapposizioni hanno comportato in alcuni casi l'assegnazione di un medesimo testo a entrambi i fondi della biblioteca.

Nel 1986, anno della pubblicazione del catalogo della raccolta (Biblioteca del Senato della Repubblica, Le leggi degli antichi Stati italiani. Catalogo della raccolta di fonti posseduta dalla Biblioteca del Senato, a cura di William Montorsi, Roma, 1986), ancora oggi riferimento principale per operare ricerche sul fondo, si contavano 601 titoli (per un complesso di 1.874 volumi). Ad essi vanno aggiunti quei testi che si è ritenuto di non voler spostare dal fondo generale, ma per i quali si è ritenuta necessaria una schedatura di richiamo, che rientra peraltro nel catalogo sotto forma di "scheda integrativa". Successivamente alla pubblicazione del catalogo la politica delle acquisizioni è proseguita con una certa costanza; oggi nel fondo sono collocati 684 volumi. Per le acquisizioni successive alla data di pubblicazione del catalogo è opportuno per il momento avvalersi dei bollettini delle recenti accessioni pubblicati on line mensilmente dalla Biblioteca e in più funzionali cumulazioni annuali oltre a far riferimento ai cataloghi correnti, nella loro versione cartacea e, dopo il 1994, anche su supporto informatico.

Nella nuova sede della Biblioteca a Palazzo della Minerva il fondo è messo a disposizione del pubblico degli studiosi e ricercatori in una sala ad esso dedicata.




Il fondo Marinuzzi di antico diritto siciliano

Nel 1911, il senatore siciliano Antonio Marinuzzi, avvocato e studioso di storia del diritto, ha fatto dono alla Biblioteca del Senato della propria collezione di testi di antico diritto siciliano, che costituisce un prezioso completamento delle altre due raccolte di fonti normative italiane possedute dalla Biblioteca (raccolta degli statuti e raccolta delle Leggi degli Antichi Stati Italiani).

La collezione comprende sostanzialmente il corpo delle leggi sicule (costituzioni, capitoli, prammatiche, sanzioni, istruzioni, consuetudini, parlamenti, bandi, ordini e provviste), i commenti alle leggi, nonché studi con attinenza al diritto pubblico, privato ed ecclesiastico siciliano. A questo, che è il nucleo fondamentale, vanno aggiunti alcuni libri di autore e/o argomento siciliano, ritenuti dal Marinuzzi valido corredo alla collezione da lui creata. La raccolta è costituita da 18 manoscritti dei secoli XVII e XVIII, e da 329 edizioni a stampa dei secc. XVI-XIX, in italiano, latino, francese e spagnolo, di cui 18 cinquecentine.

Al momento della cessione del fondo, il donatore ne pubblicò un catalogo analitico a stampa intitolato Notizia di una raccolta di libri di antico diritto siciliano (Palermo, 1911), spiegando nella prefazione i criteri da lui seguiti nel mettere insieme questa preziosa collezione e delineando al tempo stesso l'evoluzione storica del diritto e della legislazione siciliana. Una ristampa della Notizia è stata curata dalla Biblioteca nel 1954, e ne costituisce oggi lo strumento di accesso e ricerca accanto al catalogo generale.

Nella nuova sede della Biblioteca a Palazzo della Minerva il fondo è messo a disposizione del pubblico degli studiosi e ricercatori in una sala ad esso dedicata.




Il fondo D'Ancona

Nel 1912, il senatore Alessandro D'Ancona (1835-1914) disponeva che alla sua morte fossero destinati alla Biblioteca del Senato i libri della sua collezione di storia generale e del Risorgimento che l'allora direttore Fortunato Pintor avesse segnalato come utili e graditi all'Istituto, sulla base di un catalogo delle opere che lo stesso d'Ancona inviò al Pintor perché operasse la sua scelta. Nell'agosto del 1914, pochi mesi prima della morte, D'Ancona redigeva testamento e confermava la donazione, includendo nel lascito anche un medaglione d'oro contenente qualche frammento di polvere e di foglie di lauro tratte dal sarcofago di Dante, aperto in occasione del sesto centenario della nascita del poeta, nel 1865, già in deposito presso il Senato dal 1911. Filologo, professore e studioso di letteratura italiana, tra i fondatori della Scuola storica, D'Ancona sceglieva così di lasciare alla Biblioteca del Senato i libri della propria collezione che meglio si sarebbero integrati nel patrimonio dell'Istituto; le opere di carattere letterario sarebbero invece confluite in un fondo a lui intitolato, depositato presso la Biblioteca della facoltà di lettere dell'Università degli studi di Firenze.

La raccolta comprende prevalentemente edizioni dell'Ottocento, ma anche un manoscritto del XVIII secolo, uno del XIX, 8 edizioni a stampa del XVIII secolo e 32 novecentesche, per un totale complessivo di 259 opere in italiano e francese, in 404 volumi.




Il fondo Chiappelli

Come la biblioteca personale di Alessandro d'Ancona, anche quella di Alessandro Chiappelli (1857-1931) è divisa tra la Biblioteca della facoltà di lettere dell'Università di Firenze e quella del Senato della Repubblica. L'acquisizione del dono avvenne definitivamente nel 1934, a tre anni di distanza dalla morte del senatore e dalla pubblicazione del suo testamento, che dava indicazioni per il lascito librario alla Biblioteca del Senato. Il fondo rispecchia gli interessi intellettuali del suo donatore, pubblicista, professore di storia della filosofia all'Università di Napoli dal 1887 al 1908, Accademico nazionale dei Lincei e della Crusca. Contiene in prevalenza testi di filosofia e di storia delle religioni, per un numero complessivo di 3.345 opere, in italiano, latino, inglese, francese e tedesco, pubblicate in Italia e all'estero nel corso del XIX e del XX secolo.




Il fondo dalmata Cippico-Bacotich

Nel 1951, sotto gli auspici dell'Associazione nazionale dalmata, la Biblioteca giunse all'acquisto delle opere raccolte da Antonio Cippico e Arnolfo Bacotich, uniti, oltre che da vincoli di parentela, dal comune interesse per la storia e la cultura della Dalmazia. Nel 1940 la vedova Bacotich, Maddalena Cippico, aveva ereditato la raccolta, iniziata da Antonio Cippico e notevolmente accresciuta da Arnolfo Bacotich, da cui aveva preso vita una biblioteca di eccezionale valore, intorno alla quale si era costituito a Roma un centro di cultura storica dalmata legato all'Archivio storico della Dalmazia, di cui Arnolfo Bacotich fu fondatore (1926) e direttore fino alla propria morte, e che rappresentò nei quattordici anni della sua esistenza un necessario punto di riferimento per gli studi dalmati. Fu il senatore dalmata Carmine Starace a segnalare nel 1948 al Senato l'opportunità di acquisire la pregiata raccolta, onde evitarne una drammatica dispersione. Tre anni dopo, in segito a lunghe trattative, l'acquisto ebbe luogo e la raccolta entrò a far parte del patrimonio della Biblioteca del Senato.

Le opere, tra le quali si annoverano incunaboli ed edizioni pregevoli e rare, prevalentemente di autori dalmati, riguardano la storia politica, letteraria, religiosa delle terre dalmate, l'archeologia, la storia dell'arte e i costumi locali, e comprendono un significativo patrimonio iconografico, disegni e riproduzioni fotografiche; si tratta dunque di un'integrazione rilevante alle raccolte di opere di storia locale italiana già possedute dalla Biblioteca. Annate di numerosi giornali istriani e dalmati, molti scritti biografici, guide turistiche regionali non di rado illustrate e carte topografiche arricchiscono la raccolta. A fianco delle opere a stampa vanno annoverati manoscritti, tra i quali alcuni codici dei secc. XVII e XVIII sulla storia di Venezia, e alcune carte autografe di patrioti e martiri dell'irredentismo adriatico.

Dopo l'acquisizione da parte del Senato, la raccolta Cippico-Bacotich è stata ulteriormente incrementata costituendo un corpo formalmente unitario tra le opere dei due studiosi dalmati e le nuove acquisizioni (pur senza cancellarne l'dentità originaria). Il Fondo dalmata ha oggi una consistenza pari a 1.556 monografie e 1.704 opuscoli a stampa, dal XV al XX secolo, sostanzialmente in italiano, tedesco e slavo, cui si affiancano i già citati ventitré fascicoli di carte manoscritte dei secoli XVII-XX.




I fondi Filippo Vassalli e Ennio Cortese e le raccolte di diritto comune della Biblioteca

Un'immagine della Sala di Scienze politiche

Il primo piano del Palazzo della Minerva, nella nuova sede della Biblioteca del Senato, è dedicato alle sale di storia del diritto, che ospitano un organico e completo sistema di fonti del diritto per la storia italiana tardo medievale e moderna - diritto statutario locale, legislazione delle signorie e degli antichi stati e diritto comune.

Si tratta di un insieme fisico di tre sale, una sala generale di storia del diritto e due salette minori, ad essa adiacenti.

La sala generale contiene opere di dottrina e storiografia giuridica appartenenti alla biblioteca privata moderna di Ennio Cortese, professore emerito di storia del diritto. Il fondo moderno è accessibile attraverso il catalogo corrente.

Sempre nella sala generale si trova anche il fondo delle Leggi degli Antichi Stati italiani: circa 672 volumi di edizioni a stampa dei secoli XVI-XX, prevalentemente in lingua italiana, che vanno a costituire una raccolta di testi legislativi emanati dagli Stati italiani dall'Età moderna all'unificazione politica della penisola, piuttosto completo e per ciò stesso di inconsueto valore. A corredo della raccolta, accessibile dal catalogo generale, è disponibile anche il catalogo a stampa.

Al fondo Cortese antico, che comprende edizioni antiche di testi di diritto comune, è dedicata una delle due salette minori; sono disponibili in sala i volumi editi tra il XVI ed il XIX secolo. Il fondo antico è corredato da un catalogo short-title accessibile on line ed il primo volume del catalogo del fondo antico, relativo ad incunaboli, manoscritti e Cinquecentine. La seconda saletta è intitolata a Filippo Vassalli, come riconoscimento dell'indiscutibile valore dell'omonimo fondo che vi si trova collocato: un'organica raccolta di opere di diritto comune e canonico edite nei secoli XVI-XIX, donata alla Biblioteca nel 2000 da Giuliano Vassalli, che è venuta a colmare lo studio in ambito storico-giuridico; nella sala Vassalli è collocato il fondo di diritto comune, analogo quanto a tipologia di contenuto, costituito dopo la donazione Vassalli sulla base del posseduto della Biblioteca. Del fondo Vassalli sono disponibili sia il catalogo a stampa che quello in versione elettronica short-title.

Nella stessa sala, infine, a completamento di una raccolta di carattere eminentemente storico-giuridico, si è scelto di collocare a scaffale aperto anche il fondo Marinuzzi di Antico diritto siciliano ricco, accanto ad antichi testi di dottrina, di fonti normative siciliane manoscritte e a stampa.

Enciclopedie storiche del diritto, bibliografie e cataloghi relativi alla Raccolta degli statuti medievali sono disponibili a corredo delle collezioni.




Fondo manoscritti

Compongono questo fondo estremamente eterogeneo e non del tutto riconducibile al tema della storia locale a causa della diversità delle provenienze, 225 manoscritti dei secoli XVII e XVIII derivanti da acquisti o donazioni sia di singoli pezzi sia di biblioteche intere (Marinuzzi, Chiala) da cui sono stati estratti.

Sono presenti manoscritti relativi alla storia locale sia sotto forma di testi (Bologna, Pisa) sia come raccolte di documenti di provenienza archivistica pubblica e privata. Particolarmente rappresentate Roma (diari e soprattutto raccolte di relazioni e "giustizie" dei secc. XVII-XVIII non rare nelle biblioteche non soltanto romane), Regno di Napoli (secc. XVII-XVIII con particolare riguardo alla politica ecclesiastica), legislazione siciliana (dono del senatore Antonio Marinuzzi nel 1911), Dalmazia e Albania (acquistati dalla vedova di Antonio Cippico). Relativamente scarsi i manoscritti riguardanti Casa Savoia e le vicende del Regno Sabaudo.

E' in corso di pubblicazione un catalogo analitico, curato da Maria Teresa Bonadonna Russo, nominata bibliotecaria onoraria al termine della sua attività di Direttrice della Biblioteca.




Carte autografe

La Biblioteca conta anche tra i suoi fondi una raccolta di carte autografe di mano di significativi personaggi della vita politica e culturale italiana tra tardo Ottocento e primo Novecento, che dispone di un catalogo a schede per mittente e destinatario, di cui sarà prossimamente pubblicato un inventario a stampa a cura di Maria Teresa Bonadonna Russo.